Il prossimo ottobre, quando scatterà ufficialmente la stagione delle coppe 2012/13, Cammi Rugby Calvisano tornerà a calcare il palcoscenico europeo a quasi quattro anni di distanza dall'ultima apparizione.
Era infatti il 23 gennaio 2009 quando i giallo neri chiusero la propria avventura in Heineken Cup all'Arms Park di Cardiff.
Oggi la formazione bresciana torna in Amlin Challenge Cup, inserita nel girone 4 con Agen, Bath e Bucarest, e soprattutto lo fa con il tricolore sul petto dopo lo scudetto conquistato sotto la guida di Andrea Cavinato: "Stiamo cercando di costruire una squadra più competitiva rispetto all'anno scorso proprio perché in coppa c'è la necessità di avere giocatori già con una certa esperienza internazionale", racconta il tecnico che a Calvisano aveva già vinto lo scudetto 2004/05.
"Il nostro obiettivo prioritario per l'anno prossimo è ovviamente quello di riconfermarci in Italia e dimostrare che la differenza tecnica tra i club italiani e quelli stranieri non è così ampia come invece i risultati, soprattutto di Challenge Cup, degli ultimi anni lascerebbero pensare. Non dico ovviamente che passeremo il turno, ma che potremo toglierci soddisfazioni questo di sicuro. Tornare in Europa con lo scudetto sul petto è una responsabilità in più, perché bisogna dimostrare che il campionato italiano si è sì ridimensionato dopo la creazione delle due squadre per il Pro12, ma sta crescendo e sta valorizzando i giovani italiani. Valorizzare i giovani significa non mandarli in Europa come carne da macello, ma metterli nelle condizioni di poter arrivare a giocare al livello che l'Amlin Challenge Cup richiede.
"Per questi motivi in coppa andremo sempre con la formazione migliore, e spero lo facciano anche le altre tre squadre italiane, anche sacrificando qualche interesse riguardo al campionato. Se le squadre italiane non saranno competitive, penso che la Erc dovrà prendere posizioni dure nei confronti dei club. Essere competitivi significa giocare sempre con la squadra migliore, dimostrare mentalità. Gli aiuti che la Fir dà alle squadre che giocano in Europa non sono soldi a fondo perduto, ma devono trasformarsi in un lavoro per la crescita del movimento. Penso che la crescita del rugby italiano passi necessariamente da questo punto".
Parlando di giovani, Cavinato ne avrà parecchi a disposizione visto che i vari Andrea Lovotti, Tommaso Castello e Gugliemo Palazzani hanno deciso di rimanere a Calvisano, "cosa che ci ha fatto piacere, è un attestato di stima nei confronti di Calvisano e dello staff tecnico. L'Europa però bisogna meritarsela. Per questo abbiamo preso anche giocatori esperti come Andy Vilk, Benjamin de Jager o Simon Picone tra i trequarti e Luigi Ferraro nel pacchetto di mischia. La competizione farà solo bene ai giovani, che la maglia se la devono meritare e non devono giocare solo perché ci sono parametri che impongono alle società di schierarli, cosa che certo non aiuta la formazione dei giovani. Giocarsi il posto con gente come Paul Griffen, Andrea Marcato, Liviu Pascu o Salvatore Costanzo potrà invece trasmettere qualcosa di importante ai ragazzi per confermarsi su parametri più alti rispetto a quelli dello scorso anno".
L'ultimo sguardo è sul girone di Amlin Challenge Cup che attende il Calvisano. "Bath l'ho affrontato quando allenavo la Rugby Parma e in casa giocammo una grande partita persa solo in maniera sfortunata per un pozzanghera che fermò il pallone mentre Paul Emerick stava andando a segnare. Anche Agen e Bucarest meritano rispetto. In tanti diranno che Calvisano dovrà assolutamente vincere le due partite contro Bucarest, ma non dimentichiamo che l'80-90% della nazionale rumena viene dai Wolves, quindi guai a sottovalutarli. E' un girone duro che affronteremo però con la consapevolezza di dimostrare che Calvisano c'è ed è una realtà importante del rugby. E anche per dimostrare che il rugby italiano non va in Europa solo per i soldi".