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| © Getty Images |
| Kidney conquista la storia nella "sua" Cardiff |
| 26 March 2009, 12:34 pm |
| By Angelina Lacroix |
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| L'Irlanda vince tutto, seconda si piazza una buona Inghilterra, terza la Francia del futuro. |
L’Irlanda conquista il suo secondo Grande Slam della storia e lo fa nel migliore dei modi, strappando una vittoria in casa dei campioni uscenti. Il sofferto 17 a 15 maturato al Millenium Stadium di Cardiff, stadio che evidentemente porta bene agli irlandesi già trionfatori in questo impianto in due occasioni con il Munster in Heineken Cup, manda infatti in archivio un Sei Nazioni faticosamente domato dai verdi dopo cinque turni di autentiche battaglie. Perchè anche le trasferte a Roma e Edimburgo, sulla carta decise in partenza, sono state tutt’altro che passeggiate. Contro Francia, Inghilterra e Galles Declan Kidney ha realizzato il suo capolavoro, ingabbiando in sottilissime trame formazioni dalla “meta facile”. E’ questo il Sei Nazioni di Kidney, cresciuto dal e nel sistema rugbistico irlandese e consacrato oggi come abile stratega e, soprattutto, allenatore vincente. E’ stato anche il torneo di Brian O’Driscoll, capace di andare a segno quattro volte in questo torneo, sempre nei momenti nevralgici e decisivi dei match: contro la Francia all’esordio, ha misurato le reali possibilità dei galletti, al Flaminio contro di noi, ha inferto la stilettata che ci ha messo ko e contro l’Inghilterra e il Galles, ha trovato gli unici due spiragli oltre la linea di difesa, realizzando due marcature pesanti come macigni sull’inerzia dei due match, risolvendo con tutta la sua personalità i problemi “in chiusura” dei suoi avanti. Chi è mancato è forse solo Ronan O’Gara, decisivo a Cardiff ma apparso sottotono per tutto il corso del torneo. Il Grande Slam però, porta anche la sua firma.
La vittoria contro la Scozia (che ha chiuso, a dispetto delle parole di Hadden a 2 punti) ha regalato all’Inghilterra di Martin Johnson un secondo posto meritato. I bianchi hanno combattuto per tutto il torneo, tenendo testa a Galles e Irlanda lontano da Twickenham, e strapazzando tra le mura amiche Italia, Francia e Scozia. Non è un caso che le prestazioni migliori siano arrivate quando Andy Goode è stato sistemato in panchina ma questo lo abbiamo scritto mille volte e non vogliamo tornare a discuterne. Riki Flutey, Joe Worsley, Mark Cueto e il criticatissimo capitano Steve Borthwick (a mio avviso autentico leader in campo) hanno guidato la cavalleria inglese e, dopo quasi tre anni di lotte, sembra che la nazionale di Sua Maestà sia stata addirittura in grado di strappare un armistizio con la terribile stampa inglese. Terza si è piazzata la Francia di Marc Lievremont, altro uomo di rugby criticato a più non posso dai media del paese. Il suo progetto ha mostrato confortanti ed indiscutibili progressi e anche se il rendimento della sua formazione ha pagato lo scotto di un lavoro impostato sul e per il futuro, l’emergere di giocatori come Bastareaud, Parra e Ouedraogo consente ai transalpini di dormire sonni tranquilli in previsione della Coppa del Mondo del 2011.
Quarto a sorspresa il Galles campione in carica, vittima più del calendario che di una reale involuzione del proprio gioco. Gatland ha provato in tutti i modi a dare una mano ai suoi, rischiando anche di passare i limiti della sportività ma ha potuto ben poco contro la verve della giovane Francia ed il pragmatismo dell’Irlanda di Kidney. Quinta la deludente Scozia del sempre pericolante Hadden, capace più di sognare con le parole mirabolanti risultati sportivi che di regalare un gioco alla propria squadra. A dire il vero la Scozia di quest’anno è apparsa in crescita rispetto alle ultime due campagne ma per rendere una formazione competitiva ci vuole ben altro. Chiude con tanto di cucchiaio di legno e withewash incorporati l’Italia sulla quale, per vostra fortuna, c’è ben poco da dire.

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